Sonnino By Cugini

Provincia Agricola

Posted by AntonioCugini

“Agricoltura. Dal Lazio all’Europa. Competere con la qualità e la sicurezza alimentare.” E’ stato il tema del convegno regionale, promosso dai Democratici di Sinistra, tenutosi a Roma nei giorni scorsi. In questa occasione sono stati affrontate le questioni di fondo per definire una strategia dell’agricoltura laziale.

La garanzia della sicurezza, nella convivenza come nell’alimentazione, assume un significato portante nell’azione politica, che deve rispondere in modo responsabile e complessivo, proprio perché diventa reale il pericolo di una caduta per la credibilità dei governi e delle istituzioni che devono garantire la sicurezza dei cittadini. Il tema della qualità dei prodotti e della sicurezza alimentare acquista un suo maggiore interesse, derivato dall’emergenza della BSE, che obbliga a riconsiderare il modello organizzativo del sistema agricolo.

Il divieto delle farine animali, applicato in Italia già nel 1994, ma non nella stessa misura in altri stati europei, ha bloccato il sistema di alimentazione animale, ma apre un nuovo capitolo nella filiera agroalimentare.

Una nuova concezione dell’agricoltura deve trovare negli ambiti regionali un giusto equilibrio territoriale, che favorisce una produzione in grado di recuperare un rapporto di fiducia con i consumatori. Un lavoro che può essere realizzato attraverso il pieno coinvolgimento dei produttori e la messa in atto di strumenti per la trasparente identificazione, quali l’etichettatura e la tracciabilità.

Ogni decisione dovrà garantire il massimo di trasparenza, evitando quegli allarmismi che producono sconcerto e confusione, attivando quegli strumenti idonei ai controlli, non escludendo la possibilità di svolgere un’azione a tutto campo su tutti gli alimenti animali. Oggi di fronte all’emergenza si deve affermare una scelta che garantisce la sicurezza dei cittadini, attivi tutte le misure per combattere la malattia, assicura la sopravvivenza per le aziende di allevamento nella fase di crisi e porre le basi di un rilancio del settore.

Condizioni essenziali anche per la regione Lazio, dove l’economia agricola è rappresentata da circa il 40% da quella zootecnica, a sostegno della quale, colpita per la BSE da un fermo economico, occorrono urgenti interventi.

La dimensione della crisi prodotta dalla BSE ha solo riconfermato quanto da qualche tempo, come DS, abbiamo sostenuto. Vale a dire una revisione del sistema che ha in sé quello del consumo, delle produzioni industriali, dei rapporti internazionali, del ruolo della ricerca scientifica. Si impone la costituzione di un’Agenzia italiana per la sicurezza alimentare, coordinata con quella europea, in modo da dare un sistema organizzato alle politiche di prevenzione, qualità, sicurezza degli alimenti in un rapporto efficace tra produzione agricola e trasformazione.

E’ evidente che la qualità sia il punto focale di una scelta strategica per competere sul mercato della globalizzazione.

La Regione Lazio ha consistenti possibilità di puntare sulla valorizzazione delle produzioni tipiche, essendo dotata di una molteplicità di giacimenti enogastronomici.

Esistono pertanto ampi margini di azione politica in tale direzione, che possono consentire lo sviluppo di numerose aree agricole-alimentari che si fondano sulla produzione di beni di qualità, con un incremento del valore aggiunto. Questo significa una riorganizzazione ed un ripensamento dei modelli organizzativi territoriali delle produzioni tipiche a larga banda, nel senso di non vedere la tipicità come una nicchia di ricercata unicità, ma come alimento garantito su basi scientifiche certe e sulla genuinità di appartenenza al territorio. Ma impone anche la messa in atto di strumenti regionali di controllo sulle produzioni tipiche e sulla qualità.

Il sistema agricolo si è profondamente trasformato, anche per effetto dell’evoluzione del sistema economico, sotto lo stimolo dei mutamenti che hanno interessato il mercato dei prodotti e del lavoro, per la diffusione delle innovazioni. Tutto ciò pone l’obiettivo, nell’ambito dei programmi nazionali, di sviluppare il sistema agricolo laziale per renderlo più forte ed inserirlo nel moderno corso di valorizzazione economica in grado di competere con la globalizzazione dei mercati.

Il Piano di sviluppo rurale, definito dalla Regione nella precedente legislatura, che attiva circa 1.600 miliardi di lire, costituisce una nuova occasione per qualificare tutto il sistema agroalimentare regionale.

Significa per il Lazio ripensare al sistema di produzione agricola i cui cardini sono costituiti dalla tutela del territorio, nuove forme di sostenibilità, considerando le aree agricole, sempre più ridotte dall’espansione urbanistica, un patrimonio di infinito ed essenziale valore in termini di produzione, così come lo sono le risorse paesaggistiche e naturalistiche e per il loro intrinseco contenuto storico, culturale e ambientale.

Quindi il modello di sviluppo che deve affermarsi è quello di una netta caratterizzazione dell’agricoltura con un ruolo multifunzionale, indispensabile ad impedire l’alterazione del paesaggio, il dissesto idrogeologico, la scomparsa delle biodiversità. L’agricoltura multifunzionale è una scelta che pone l’impresa agricola quale elemento unificante e motore di un nuovo progetto di tutta la filiera agroalimentare.

Il Lazio è in una posizione favorevole per sostenere questo processo con 238 mila aziende agricole, che sono proiettate a costituire un’agricoltura altamente specializzata e produttiva.

La nostra attenzione deve essere rivolta a favorire la competitività delle imprese agricole, inserite in aree rurali dotati di infrastrutture e sevizi, in modo da impedire il rischio di un progressivo abbandono di vaste aree, non ultimo quelle interne e montane, che porterebbero ad una maggiore emarginazione dell’agricoltura con effetti devastanti sul sistema ecoambientale, oltre alla perdita di rilevanti aree produttive. Le garanzie di un’affermazione e di una risposta corretta risiedono in un progetto strategico che valorizzi il prodotto, già consolidato nella sua specificità territoriale, che sappia rimodellare il sistema agro alimentare rispetto alle nuove tecnologie nella commercializzazione, nel marketing, e alla riorganizzazione della rete logistica e della sua specializzazione.

L’obiettivo è di favorire l’evoluzione di un sistema che tende a definire la sua tipicità, tanto che le produzioni DOP e IGP laziali sono diffusamente affermate per i consumi alimentari, così come i prodotti biologici hanno assunto nella regione una apprezzata affidabilità e potrebbe ulteriormente affermarsi attivando la legge regionale sull’agricoltura biologica.

La sicurezza, quale difesa dei diritti dei cittadini ad un’alimentazione sana e garantita, obbliga a costituire un percorso produttivo soggetto a regole che valorizzi la produzione, esalti la locazione ambientale, ristrutturi le aree rurali, in una connessione di rapporti in cui l’impresa agricola non è parte a sé, ma n’è integrante e ne ha un ritorno in termini economici e di prestigio imprenditoriale. Raggiungere tali obiettivi è possibile a condizione di sapere utilizzare nella Regione le risorse messe a disposizione da Agenda 2000 per le politiche settoriali e lo sviluppo rurale.

Significa richiedere al governo regionale una capacità di organizzare e costruire un percorso progettuale, tale da agevolare le trasformazioni in agricoltura e che è di supporto al consolidamento dell’impresa. A questo deve mirare il Programma pluriennale di sviluppo rurale e agro industriale, approvato dalla precedente giunta di centro sinistra, le cui direttive non sembrano trovare nell’attuale maggioranza il pieno dispiegamento.

Da parte del governo regionale di centro destra, si assiste in agricoltura a continue oscillazioni tra decisioni estemporanee ed immotivate e pura esecuzione di atti dovuti, impostati dalle disposizioni legislative e dal Piano di sviluppo rurale. E’ del tutto assente la definizione e la messa in opera di un progetto strategico conseguente agli strumenti già esistenti. Tentativi di demolizione?

Si deve ritenere che sia intenzione di questo assessorato e della sua giunta di affossare, per partito preso, gli indirizzi programmatici definiti, e che sono ritenuti vitali per l’agricoltura dai produttori e dalle loro organizzazioni. Non credo che ciò sia possibile, né lo consentiremo.

Il centro destra, privo di un disegno e di una politica laziale si muove in una logica assistenziale, accentuando il burocratismo ed imprimendo una forte connotazione di centralismo regionale. Le azioni compiute sono il risultato di una scelta politica che tende in primo luogo a disconoscere gli indirizzi del governo nazionale. Gli atti che ne conseguono premiano quello che potremmo chiamare un campanilismo territoriale e aziendale, rifuggendo da un quadro progettuale d’assieme.

Se appare una linea di percorso del centro destra, questa è segnata dall’esaltazione del mercato in cui l’impresa agricola, privata di riferimenti stabilizzanti e cieca di fronte alle opportunità della globalizzazione, è costretta ad accettare forme d’assistenzialismo e d’intervento corporativo, bilanciati dai poteri forti dell’economia agro alimentare e in senso più ampio di tutto il sistema economico.

Il pericolo è grave, perché così tutta la filiera agro alimentare laziale sarà sospinta su posizioni difensive. Questo tentativo di demolizione trova una riprova nella mancata attuazione della legge sul decentramento amministrativo, elaborata ed emanata dalla giunta Badaloni, che assegna deleghe piene alle province ed ai comuni.

La Regione non può venire meno alla sua funzione d’indirizzo, assegnando all’Arsial quei compiti che devono meglio corrispondere alle esigenze del mondo agro alimentare. I DS presentano una proposta di legge che intende dare un diverso indirizzo all’Agenzia, corrispondente alle esigenze di un’agricoltura moderna e pertanto, a maggiore ragione, liberata dal patrimonio della riforma fondiaria dell’ex Ersal, e soprattutto ad una sua funzione rivolta a ricercare un coinvolgimento con i centri di ricerca e della stessa Università presenti nel Lazio. Un’agenzia in grado di rispondere anche alle attese dei consumatori in merito alla sicurezza alimentare ed alla qualità certificata della produzione.

L’istituto regionale si è dotato di un piano di sviluppo rurale utile a percorrere la strada del rinnovamento di tutto il comparto agricolo.

Assumiamo, come Democratici di sinistra, la responsabile consapevolezza del compito per affermare e proseguire una nuova politica del territorio, dell’ambiente, della sana produzione. La responsabilità di un impegno e di un messaggio rivolto ad affermare che un’agricoltura, valorizzata in una nuova dimensione integrata nello sviluppo sociale, è garanzia di sicurezza alimentare.

Intendiamo operare, come DS per realizzare un equilibrato sistema integrato, incentrato sulla definizione della qualità tipica. Solo in questo modo è possibile impedire fenomeni come la BSE e proiettare tutta la filiera agro alimentare laziale verso una competizione vincente.

Il grado di civiltà di una società è costituito dal livello della sua qualità, che potrà essere sempre più alto se forze, come i DS, democratiche e riformiste sapranno scegliere e governare nell’interesse dei diritti dei cittadini.

I DS hanno lavorato, in cinque anni di buon governo, per raggiungere questi obiettivi e intendono continuare a farlo nei prossimi anni, chiedendo la conferma di quella fiducia che i cittadini, gli operatori del settore, hanno riposto nei Democratici di Sinistra e nell’insieme della coalizione del centro sinistra.

Ermisio Mazzocchi

Responsabile delle Politiche Agricole DS-Lazio

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